Accompagnamento alla genitorialità

La maternità è un evento culturalmente naturale, ed unico nel complesso di fenomeni da cui è investito: eppure, altrettanto naturali non sembrano essere il saper relazionarsi al proprio bambino, al proprio partner, ai familiari ed amici, ed al proprio corpo; spesso il pensiero del parto, momento attesissimo durante i nove mesi di gravidanza, si porta con sé anche un senso di inadeguatezza e di ansia per il timore di non essere in grado di gestire le sensazioni dolorose, il travaglio, le forti emozioni associate alla separazione improvvisa dal bambino, soprattutto quando si è in attesa del primo figlio.

La paternità è la relazione speciale che spesso viene messa in secondo piano, per una classica diffusione del concetto tradizionale di famiglia, in cui il padre riveste l’autorità, e non può rientrare nella diade madre-bambino, così che la gestazione, il parto e la cura del neonato continuano ad essere prettamente mansioni femminili.
Di certo c’è che al padre non si può chiedere di partorire il proprio bambino, per natura, ma i ruoli si trasformano quando è la coppia che concepisce un figlio, che lo attende, e che lo desidera. La paternità diviene così 
condivisione di gravidanza, e la diade diventa triangolarità.
E’ per questo che ci è sembrato non  solo importante, ma fondamentale, introdurre la figura del padre all’interno del percorso di attesa della nascita, e nell’accompagnamento alla genitorialità.

Proponiamo un percorso a due, che congiunge la riflessione alle attività pratiche, utilissime per imparare a gestire le emozioni, le ansie, il dolore e i cambiamenti corporei durante la gravidanza, il parto ed il post parto.
La condivisione con altre coppie è una risorsa efficace per imparare a comunicare, e per comprendere che ogni timore è normale e comune.